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martedì 3 marzo 2026

La rinascita di un giorno

La rinascita di un giorno non è soltanto nei nostri occhi. Non dev'esservi soltanto questa convinzione nel nostro immaginario! La rinascita di un giorno è la rinascita del nostro spirito, consapevolezza della nostra vita. Che essa sia, più o meno travagliata, non importa. L’importante è che sia vita! La rinascita di un nuovo giorno rappresenta il risveglio dal buio delle nostre anime, energia che si espande, come i raggi di quel sole che ci illumina. E noi, esseri semplici ed istintivi, abbiamo un estremo bisogno di quel calore fin dai tempi primordiali, fin da quando siamo nati. La rinascita di un giorno è la rinascita della nostra esistenza, che si scontra continuamente contro i dubbi che l’affliggono, ma certa di trovare la serenità sperata, esattamente lì dove pensava di trovare nient’altro che nullità. La rinascita di un giorno è progresso delle nostre menti, miglioramento del carattere dopo le insicurezze dettate dal nostro scarso convincimento. La rinascita di un giorno esprime ciò che siamo e ciò che vorremo diventare nel risveglio del nostro corpo, in perfetta simbiosi con la nostra crescita emotiva. Quando si guarda nascere il sole, ammirando le infinite sfumature di colori che dipingono il creato, vien voglia di sognare. Perché è nell’attimo che precede il sorgere della luce, che si avverte qualcosa di magico, uno strano sentimento che accompagna il nostro “sentirci vivi” e i nostri pensieri più intimi, ai quali non sappiamo mentire. Accogliamo perciò quel momento, quel millesimo di secondo ricco di emozione vera e facciamo tesoro di esso come se fosse energia vitale. Bisogna allora ritornare a sognare e ad essere quelle creature innocenti che eravamo, per dar sfogo alla nostra spontaneità, con la naturalezza che ci ha sempre contraddistinto. Come quand’eravamo piccoli, ma capaci di credere nei sogni anche se il mondo ci sembrava grande ed invalicabile. La rinascita di un giorno perciò, non è soltanto il susseguirsi di istanti ricchi di meraviglia di fronte ai nostri occhi, la rinascita di un nuovo giorno è, e dev’essere la rinascita dei nostri pensieri più belli.



mercoledì 14 febbraio 2024

Una scala per il cielo

Sono un sognatore! E penso che, se c’è qualcosa che non vorrò mai smettere di fare, è esserlo. Ma io non sogno grandi cose, a me basta avere una casetta in campagna, un vigneto da coltivare e veder crescere i frutti del mio lavoro. Mi basta sentire il calore di un abbraccio e vedere il sorriso di un bambino, stagliarsi nel verde del paesaggio che ci circonda. Fondamentalmente ho già tutto per stare bene...ho la forza di volontà! Ho la serenità di pensare, di poter fare qualcosa, semplicemente. Sognare, fa bene al corpo e non soltanto alla mente. Sognare, ci fa muovere nell’immaginario spazio intorno a noi, e poco importa se non dovessimo realizzarli tutti, quei sogni. L’importante è tenerli un passo avanti, e seguirli, come si insegue una cosa bella, un buon profumo, un obiettivo che ci rende vivi. Alcuni sogni però, si realizzano quando è deciso il loro tempo, e i sogni di chi va in montagna, sono fatti della montagna stessa. Devo ammettere di averne realizzati tanti e, seppur modesti, li porto sempre nel mio cuore, come pagine importanti della mia vita. Con loro sono cresciuto, ho pianto e ho riso. Loro mi hanno schiaffeggiato e al contempo mi hanno coccolato. Penso di aver imparato a vivere il mio tempo e ad osservare con calma, il lento scorrere delle stagioni, della mia esistenza. Ogni tanto mi volto indietro e sembra, che in quell’illusorio avvicendarsi, di ricordi e vita passata, siano trascorsi mille anni o chissà. Poi guardo le mie mani e loro mi riportano al tempo giusto e a ciò che dovrò fare. Allora guardo le mie montagne ed inizio a sognare.
La Manfriana Ovest, già da molto tempo, era più che una visione e più volte, aveva rapito il mio sguardo, stimolando la mia fantasia. Così, un giorno di un inverno ormai passato, decidiamo di andare lì, dove quelle “due punte”, di quella immensa montagna incontrano il cielo, e dove, quei famosi sogni, diventano reali. La neve dura e compatta ci fa avanzare veloci e l’intera cresta dell’infinito sopra di noi, ci fa rivivere ricordi indelebili, di una nottata speciale trascorsa lassù. Cammino con lo sguardo su di essa, ancora un attimo, giusto quel tanto, in modo da nutrirmi e saziarmi, di quella carica emotiva prima di una grande salita; di lì a poco mi sarebbe servita davvero!

Dal bosco dei 7 faggi(Imma lo chiama il cane) comincia la salita vera. L’inizio del canalone è davanti a noi. Per un attimo ci fermiamo. Il rumore del nascere del vento ci trasporta con se, per esserne avvolti un attimo dopo. Circondati da quello stesso vento, ci sentiamo per un istante, storditi, ma Imma rompe gli indugi e avanza sulla neve ancora ghiacciata. Il mio sguardo però è rapito da un canale sulla sinistra, che, come una rampa, sale fino al cielo. Lei decide di prenderne un altro sulla destra. Ci ritroviamo così, soli con noi stessi, ad affrontare la nostra personale ascesa. Strano direi! Non ci era successo altre volte di dividerci, ma forse è giusto così. Ognuno di noi deve confrontarsi con il proprio io, confidandogli le proprie inquietudini e le proprie paure. Forse per trarne più forza o, semplicemente, per liberarsi di un peso che non ci appartiene. Sto vivendo un battito della mia vita che sembra un’eternità. Salgo, affondando i ramponi sul pendìo, che, a poco a poco, diventa sempre più ripido. Mi volto più volte. Non devo avere timore! Quell’ascesa è tutto ciò che desideravo. Sono dentro il canale, il pendìo si attenua quasi fosse una piazzola. Ma su quella via, che tutto sommato non sembrava così ripida, mi sento improvvisamente solo. Davanti a me, un muro inanimato di neve e ghiaccio, mi sbarra la strada. Dopo un paio di passi sento la pendenza aumentare sotto di me. Affondo su una neve molliccia. Impreco. Sono completamente isolato da tutto, e da lì, non posso assolutamente girami. Poi la mia mano, accompagnata da una forza istintiva, afferra alcune rocce in alto a sinistra. Le mie dita sentono il ruvido della pietra calcarea. È quella la mia via d’uscita. Affrontare la cornice di fronte sarebbe una pazzia. Le punte dei ramponi graffiano e si aggrappano su parti di roccia minuscole. Sento un urlo…Imma ce la fatta! Io sono ancora in quell’imbuto a divincolarmi, come mai in vita mia. Il movimento è preciso…niente distrazioni. Guardo un’ultima volta in basso. Pianto la piccozza sopra la cornice e passo sull’ultimo gradino. Sono fuori! Mi butto a terra sorridendo e silenziosamente mi libero dell’adrenalina accumulata, sentendo la frenesia del mio corpo. Guardo il cielo di un blu cobalto, guardo il Dolcedorme poco più in là, guardo Imma che è già sulla cima ad aspettarmi e soprattutto guardo da dove son salito. Lei mi viene incontro.

“Sogno realizzato?” mi chiede.

“ Si, direi proprio di si.”

La vita và avanti proprio come il cammino di un uomo verso le montagne che lo aspettano. Per esaudire i sogni invece, a volte, bisogna affrontare strade ripide come una “scala che conduce al cielo”.







martedì 22 marzo 2022

Il primo romanzo...non si scorda mai

Il pensiero di poter scrivere qualcosa che mi rappresentasse e che, potesse in qualche modo, farmi esprimere pienamente su ciò che in tante situazioni avessi provato, mi stuzzicava già da un po'. Avevo il titolo, avevo l'idea, avevo la voglia di farlo ma non avevo chiuso il cerchio della storia. E così a malincuore, ho riposto quel sogno, in uno dei tanti cassetti che portavo dentro di me; continuando a fare la mia vita, con la stessa identica passione ma continuando anche, a non credere in ciò che volevo. Poi come sempre succede, le cose accadono per caso o forse perché devono accadere (ma qui potremmo aprire altri 100 blog e altrettante discussioni). Sta di fatto, che un bel giorno di inizio estate e dopo tanti anni, da quell’idea accantonata, passeggiando in un posto totalmente inimmaginabile per me (tra le risaie della pianura Padana) ho avuto la classica illuminazione. Tra le risaie della pianura Padana? Ma per favore! Ed io potrei rispondere: e chi l’avrebbe mai detto! Lì, in mezzo al nulla. Colpito da mille idee che si materializzavano nella mia mente e che davano il via ad una storia incredibile che partiva da un posto preciso per finire in un altro posto preciso. I protagonisti che si relazionavano, in un misto di fantasia e realtà, i colpi di scena e poi basta, altrimenti cado nella trappola dello spoiler. Insomma, il famoso cerchio finalmente si era chiuso ed io, ero super eccitato. Ma come fare a mettere nero su bianco, tutto ciò che avevo in testa? Da che parte iniziare? In che modo potevo scriverlo? Istintivamente mi sono armato di quaderni e quadernoni, comprati in un anonimo supermarket sulla statale; non vedendo l’ora di tornare nel mio alloggio e vedere il tutto, prendere forma. Ero motivato fino allo spasimo e vedevo quel sogno, pian piano, uscire nuovamente allo scoperto. Avevo in cuor mio, uno spirito degno dei film d’avventura per ragazzi ed ero spinto da esso, con una forza incredibile. Volevo scrivere a penna, di getto, così da sentirmi lo scrittore che avevo sempre sognato di essere o per lo meno, quello che avevo pensato. Ma dopo un po' ahimè, ho capito di essere sulla strada sbagliata. Un po’ come quando, Google Maps, ti fa ritrovare nella stradina di una campagna desolata e tu invece, dovresti andare alla stazione centrale. Questa cosa mi ha demoralizzato e pure parecchio, concependo più volte, il pensiero di abbandonare. Ma la voglia era tanta e dover lasciar perdere, per la seconda volta, sarebbe stata una sconfitta che non mi avrebbe fatto ripartire più. Sono passato quindi ad altri metodi che credevo più sbrigativi e meno dispendiosi. Leggevo e rileggevo d'accapo, tutto ciò che avevo scritto, trovando la medesima ispirazione di quando avevo iniziato. Ma più scrivevo e più sembrava di non andare da nessuna parte. Camminavo ma non avanzavo. Poi improvvisamente, tutto è cambiato e tutto ha preso il verso giusto, così, in maniera magica. La curiosità di vedere come andasse a finire, mi ha spinto a scrivere sempre più ed ho iniziato a prenderci quel gusto e quella passione che non mi faceva dormire la notte. E mentre scrivevo, le parole su quei bianchi fogli, scorrevano infinite andando anche, dove non avevo pensato. Sognavo ad occhi aperti, come se guardassi un film nel quale, i miei sentimenti erano i protagonisti. Ma il protagonista non ero io, sebbene avessi provato le stesse emozioni. Cos’era dunque? Una sensazione di parallelismo, di relazione di corrispondenza tra me e la storia stessa? A questo, non ho mai saputo dare una risposta. Sono sicuro però, di aver provato un'emozione incredibile che mi ha lasciato tanto e, che auguro ad ogni persona che voglia intraprendere questo percorso; a tutti quelli che custodiscono un sogno, in quel celebre cassetto. Ho vissuto le emozioni della mia terra, proprio quando la mia terra era lontanissima e sono giunto alla fine, ad una semplice e personale conclusione:

“le cose allora, accadono perché devono accadere, siamo noi che dobbiamo capirne il significato”.