La rinascita di un giorno non è soltanto nei nostri occhi. Non dev'esservi soltanto questa convinzione nel nostro immaginario! La rinascita di un giorno è la rinascita del nostro spirito, consapevolezza della nostra vita. Che essa sia, più o meno travagliata, non importa. L’importante è che sia vita! La rinascita di un nuovo giorno rappresenta il risveglio dal buio delle nostre anime, energia che si espande, come i raggi di quel sole che ci illumina. E noi, esseri semplici ed istintivi, abbiamo un estremo bisogno di quel calore fin dai tempi primordiali, fin da quando siamo nati. La rinascita di un giorno è la rinascita della nostra esistenza, che si scontra continuamente contro i dubbi che l’affliggono, ma certa di trovare la serenità sperata, esattamente lì dove pensava di trovare nient’altro che nullità. La rinascita di un giorno è progresso delle nostre menti, miglioramento del carattere dopo le insicurezze dettate dal nostro scarso convincimento. La rinascita di un giorno esprime ciò che siamo e ciò che vorremo diventare nel risveglio del nostro corpo, in perfetta simbiosi con la nostra crescita emotiva. Quando si guarda nascere il sole, ammirando le infinite sfumature di colori che dipingono il creato, vien voglia di sognare. Perché è nell’attimo che precede il sorgere della luce, che si avverte qualcosa di magico, uno strano sentimento che accompagna il nostro “sentirci vivi” e i nostri pensieri più intimi, ai quali non sappiamo mentire. Accogliamo perciò quel momento, quel millesimo di secondo ricco di emozione vera e facciamo tesoro di esso come se fosse energia vitale. Bisogna allora ritornare a sognare e ad essere quelle creature innocenti che eravamo, per dar sfogo alla nostra spontaneità, con la naturalezza che ci ha sempre contraddistinto. Come quand’eravamo piccoli, ma capaci di credere nei sogni anche se il mondo ci sembrava grande ed invalicabile. La rinascita di un giorno perciò, non è soltanto il susseguirsi di istanti ricchi di meraviglia di fronte ai nostri occhi, la rinascita di un nuovo giorno è, e dev’essere la rinascita dei nostri pensieri più belli.
Questo è un luogo dove la velocità dell'essere umano non ha motivo di esistere...perchè la vita va avanti, proprio come il cammino di un uomo verso le montagne che lo aspettano ...e le montagne, seguono le regole della natura, dove la velocità degli uomini non ha senso.
martedì 3 marzo 2026
giovedì 7 novembre 2024
Viaggio ai limiti della mia etnìa...parte II°
Tirana
08:10 domenica 3 Novembre 2024.
Sono seduto in una sala d’attesa di un hotel, a circa mezz’ora a piedi dal centro città. È il penultimo mese dell’anno ed io, mi sento come un qualsiasi turista italiano lì, alla ricerca di cose affascinanti da fotografare ed emozioni da vivere. La sveglia biologica, ahimè, mi ha impedito di riposare ancora un po', così, trepidante, aspetto l’orario giusto per potermi incamminare e riprendere il viaggio di ritorno. È una sala d’attesa accogliente quella dove sono accomodato, dal tipico aspetto vintage; quello che ti fa immaginare che il tempo si sia fermato chissà quando, ma che scorre comunque rapido, se per un attimo mi affaccio fuori e il mio sguardo, va oltre il lunghissimo viale di aceri che costeggia il fiume. È autunno ed anche se il clima è piacevolmente mite, i colori degli alberi non riescono a mentire. La strada lì fuori è “trafficatissima” con auto che passano veloci nel transito mattutino (anche di domenica), ma che vedo fermarsi precise al rosso del semaforo. D’improvviso la porta d’ingresso si apre, una coppia di ragazzi va via salutando, e in un baleno, il frastuono di quello che c’è all'esterno mi inonda, mischiandosi al rumore gentile e silenzioso del luogo dove mi trovo. Dò un’ultima occhiata all’orologio e decido che il tempo di partire è giunto anche per me. Mi fermo un attimo a pensare a ciò che sto vivendo, così, per il semplice gusto di osservarmi da un altro punto di vista e distaccarmi momentaneamente con la mente. Ma chi sono davvero io? Perché mi trovo lì? Cosa ci faccio con quella ventiquattrore sulla spalla? Allora penso a ieri sera quando ho avuto il piacere e l’orgoglio incomparabile, di raccontare una storia scritta in un libro, discutendo sui dialetti e sugli usi antichi di un tempo che non c’è più. Sento il corpo vibrare al sol pensiero. Ma ieri sera, in quello stesso posto, dialogavo tra le persone, nella loro lingua, e per un attimo mi sono sentito come se fossi a casa mia, nel mio amato paesello. Ieri, mentre passeggiavo per quelle stesse strade, ascoltavo le persone parlare tra loro e ne capivo il significato, avendo la stupenda sensazione di essere tornato nella mia gjitonìa, quella dove sono cresciuto. Non cè stata un’insegna di un negozio che io non abbia letto, e che non mi abbia riportato alla mia terra e alla mia gente. Ho chiesto informazioni ad un usciere di un palazzo altissimo e l’ho ringraziato benevolmente per avermi indicato la via giusta da seguire; ho rifiutato un’offerta a chi mi voleva vendere chissà cosa per strada, cercando di non sembrare scortese; ho ordinato da mangiare leggendo tranquillamente quel che c’era scritto sul menù, evitando così di ricevere cibi sgradevoli. Cose normalissime per un viaggiatore! Sicuramente! Ma io quelle cose l’ho trasformate in emozioni uniche che non provavo da un po'...perchè l’ho avute esattamente lì, in quella terra così vicina sentimentalmente e a volte così lontana. E poi quella musica di strada...ah! La sento ancora scorrere addosso e mi commuovo mentre comprendo la ricchezza di ciò che possiedo, affinché possa coltivarla e non abbandanarla mai. Mi fermo ancora un attimo a pensare e sorrido tra me e me. Saluto la signora dell’hotel e vado via. Appena varco l’ingresso, sento l’aria della strada solleticarmi immediatamente le narici. Sento di andar via colmo di emozioni, ma con un pizzico di maliconia, quella che puntalmente si presenta ad ogni saluto. Troppo veloce questo tempo, troppo breve questo viaggio. Cos’è dunque questa mia condizione emotiva? Così tremendamente familiare e sbalorditiva da non farmi intendere dove mi trovo davvero. Non sono quindi uno straniero, un estraneo? Ma io sono un italiano caspita! Cos’è dunque questa mia situazione personale? Così ammaliante da farmi immediatamente pensare ad un altro viaggio ancora. Io sono Arbëresh, ecco! Tutto il resto è la terra da dove discende il mio sangue. È difficile da spiegare, anche per uno come me, che di parole ne ha tante! Ma le parole scorrono veloci come le auto nel traffico di questa mattina...le belle emozioni restano per sempre.
mercoledì 21 dicembre 2022
Ghiaccio Infinito
Ogni tanto il mio sguardo viene catturato da qualche ciuffo d’erba che, gelata, esce allo scoperto. Il vento mi percuote con raffiche irregolari e ad ogni loro colpo mi sento stordito. Mi copro e avanzo lento, tra cornici di neve e rocce gelate, che il vento ha modellato, nel primo freddo di quest’anno. Fuori dalla notte, fuori da un tempo che si è fatto attendere un’eternità, siamo in cresta lungo la “via dell’infinito”.
I miei compagni d’avventura mi seguono lungo questa sinuosa via, che porta ogni volta, ad un passo dal cielo e dai propri sogni. Mi muovo con calma, cercando di assaporare tutta l’aria e tutta l’atmosfera che regna intorno a me. Sento finalmente il mio corpo che si muove dopo un lungo riposo. Sento le mie membra rinascere e la mia anima, respirare e rinvigorirsi ad ogni passo, ad ogni soffio di vento gelido che mi sbatte in viso, ad ogni roccia che stringo e che il gelo ha fatto cambiare aspetto. Non c’è più sentiero, non c’è più via. La cresta con le sue incredibili forme è la sola strada da seguire. Non c’è più verde, non c’è più il campo di fiori dell’estate passata, con i suoi colori vivi e stupendi. Il gelo ha coperto tutto, sotto un manto bianco, da dove escono forme bizzarre e scheletri di rami ghiacciati. Anche i pini loricati sembrano spettri, che fuoriescono da quel mondo glaciale ed irreale. Mi infilo sotto la chioma gelata di uno di essi che mi appare all’improvviso, tra il candore e il freddo, come se fosse una grotta ghiacciata. I rami toccano quasi a terra e non sono fatti più di aghi grossi e resinosi ma di ghiaccio, che s’avvinghia in tutto il suo corpo. Quasi perdo l’equilibrio da tanta magnificenza mentre immortalo questo attimo magico. Respiro affannosamente ed intanto sento qualcosa, che dentro me, mi stringe e mi seduce. La montagna, con i suoi mille aspetti, con i suoi mille profumi e i suoi mille attimi da vivere, mi ha nuovamente rapito e inebriato; con la sua semplicità, con la sua magica veste d’inverno. Mi allontano con lo sguardo fisso, a cercare fino all’ultimo, un frammento di quell’albero e magari segretamente, cerco di immaginare quella visione ancora una volta ed una volta ancora.
martedì 21 giugno 2022
Di sole e di neve, di roccia e di vita
Mi perdo nelle nuvole dalle forme bizzarre e le accarezzo, perché sono ad un passo da loro. Mi perdo nel profumo di alberi millenari e mi stringo a loro, in un legame che non conosce ostilità. Vivo di quel mondo, sentendo la mia anima accendersi di passione, di calore e mi fondo ad esso con la mente e con lo spirito. In quel mondo così diverso dagli altri, trascorrono i miei giorni, uguali soltanto, all’ infinità di emozioni provate. In quel mondo che accoglie il mio animo, diverso ad ogni mia salita, lascio che le emozioni si combinino in energia. E forse, mai mi stancherò di desiderare l’andare mio e di chi mi sta accanto perché non vivrei più dell’intensità, che un giorno in montagna mi regala. Un giorno di salita vera, un giorno di sole e di neve, di roccia e di vita.










